LA PRIMA VOLTA IN CITTÀ

Per arrivare nel Piceno il cinema impiegò un po’ più di due anni: il 30 gennaio 1897 Augusto Leoni scriveva al Sindaco chiedendo “se in questa Città è mai stato il Cinematografo, Fotografia Animata, ultima scoperta di questo secolo del Celebre Edison, e se il Teatro Comunale è libero, e le spese occorrenti, se c’è luce Elettrica, altrimenti la condurrei meco”.

Una settimana dopo, la risposta, indirizzata a Senigallia dove il Leoni stava tenendo le sue proiezioni, diceva: “Il Cinematografo (Fotografia Animata) non è conosciuto in questa Città. Il Teatro, che presentemente è occupato da una Compagnia di Operette, non è illuminato a luce elettrica, ma a gaz, e le spese occorrenti per illuminazione, inservienti, tassa d’apertura sono di qualche entità”.

Difficoltà che non spaventarono Leoni, a cui fu concesso il foyer del Teatro Ventidio Basso. Le proiezioni ebbero tanto successo che Leoni sollecitò di nuovo il Sindaco “perché voglia concederle il teatro per una o due sere, per la rappresentazione del Cinematografo Fotografia Animata.” Gli sarà accordato.    Così il primo impatto del pubblico ascolano col cinematografo non avvenne sotto il segno dei fratelli Lumiere, ma del Kinetoscopio di Edison.


GLI SPETTACOLI TRA 800 E 900

Per almeno tutto il primo decennio il cinematografo vive nel quadro più ampio dello spettacolo popolare, prima di essere percepita come un medium autonomo. Sarà necessario un processo di trasformazioni d’ordine tecnologico, produttivo, commerciale, e nelle modalità di consumo dello stesso perché si possa parlare a pieno titolo di cinematografo.

Il cinematografo, dunque, compie i suoi primi passi in un contesto in cui primeggiavano forme di spettacolo “alte”, quali l’opera lirica e la prosa drammatica; e altre, via via più “basse”, quali l’operetta, la prosa dialettale, il varietà (cafè chantant), gli spettacoli di arte varia (prestidigitazione, trasmissione del pensiero, trasformismo, ecc.) e i giochi da fiera. 

Presentiamo alcuni esempi di spettacoli del genere tenutisi in città nei primi anni del secolo:

  • nel 1901, gli esperimenti di elettrobiologia di Girolamo Mangiuncaldi (suggestionismo, attrazione, imposizione di volontà);
  • un’operetta rappresentata dalla compagnia di Francesco Calcagno (1906);
  • lo “spettacolo variato attraente” dato dalla coppia Napoli, che alternava duetti musicali a scene comiche;
  • sempre nel 1906, l’esibizione del trasformista Frizzo. Da notare l’introduzione in coda allo spettacolo di proiezioni cinematografiche ad imitazione del Fregoligraph del famoso Leopoldo Fregoli; 
  • in quanto alla serata di prosa del gennaio 1900, la compagnia di Enea Zoli offre uno “spettacolo per soli uomini”, che prelude alle “serate nere” del cinematografo, caratterizzate da pellicole dai contenuti “piccanti”.

GLI AMBULANTI 1

Augusto Leoni, l’imprenditore che nel 1897 stupì Ascoli con il Kinetoscopio di Edison, era un ambulante che portava la nuova attrazione nei borghi e nelle fiere; come abbiamo visto, nelle città chiedeva magari l’uso del teatro locale.

Fu in Ascoli Filoteo Alberini, di solito ricordato come l’autore del primo film italiano, “La presa di Roma” (1905). Gestiva una sala sotto i portici di piazza Esedra a Roma e inviava in provincia il suo Cinematografo Moderno. Abbiamo conservata la lettera su carta intestata con cui nel settembre del 1906 il suo agente, Claudio Marcucci, chiedeva una sala: gli fu accordato il Teatro Filarmonici.

Come è consueto nei programmi dell’epoca, vengono alternate “vedute” (corse alle Capannelle, pesca del tonno) a “féeries”, in questo caso tre capolavori fantastici di Georges Méliès: “Viaggio attraverso l’impossibile” (Voyage à travers l’impossible – 1904), “La dannazione del dottor Faust” (Damnation du docteur Faust – 1904) e Faust all’inferno (Faust aux enfers – 1903).

Entrambe le locandine sottolineano una “novità assoluta” (almeno per Ascoli), il “Cinematofonio Cinematogramo”, vale a dire il cinematografo parlante, tramite la sincronizzazione di una registrazione su disco con la proiezione di scene (mute) di opere liriche (Il Trovatore e la Traviata).


GLI AMBULANTI 2

Furono in Ascoli diversi altri ambulanti, tra i più importanti di quelli che nel primo decennio del nuovo secolo battevano le periferie italiane.

  • Il Cinematografo Parigino di Raffaele Picone presentava “La catastrofe di un teatro in S. Francisco di California” e una “Emozionante caccia al cinghiale”, “dal vero di grande effetto”, accanto ai “17 castelli del diavolo”, “grandiosa feèrie a colori fantastica in 20 parti”, verosimilmente derivata da “Le manoir du diable” di Georges Méliès. A colori era anche la “Danza serpentina” (che era stata una fortunata attrazione di Edison) e, a chiusura, la “Buona sera di una signorina parigina”.
  • Sul finire del luglio 1905 Ugo Cremonesi, direttore del Grande Cinematografo Internazionale RI-KI-RI, chiedeva di dare spettacoli sulla piazza di Ascoli: gli veniva risposto che “la presente stagione non è la più propizia per dare delle rappresentazioni col suo Cinematografo perché tutte le principali famiglie o sono in campagna o ai bagni”.
  •  
  • Fu più volte in Ascoli Eugenio Dacomo la cui vicenda rimane esemplare: per anni girò l’Italia con la sua famiglia, montando in città e borghi un padiglione di attrazioni ottiche. Arricchì via via i suoi spettacoli con le proiezioni cinematografiche per poi passare esclusivamente al cinematografo e aprire infine un locale stabile a Pisa.

GLI AMBULANTI 3

Gli ambulanti sono attivi in Italia – in particolare, settentrionale e centrale – soprattutto nel periodo compreso fra gli anni 1904 e 1907. Nel circondario di Ascoli sono segnalati anche al “Serpente Aureo” di Offida e durante la stagione estiva a S. Benedetto. Tra quelli presenti nel capoluogo, citiamo ancora: 

  • Il Cinematografo Parigino di Raffaele Picone presentava “La catastrofe di un teatro in S. Francisco di California” e una “Emozionante caccia al cinghiale”, “dal vero di grande effetto”, accanto ai “17 castelli del diavolo”, “grandiosa féerie a colori fantastica in 20 parti”, verosimilmente derivata da “Le manoir du diable” di Georges Méliès. A colori era anche la “Danza serpentina” (che era stata una fortunata attrazione di Edison); a chiusura, la “Buona sera di una signorina parigina”.
  • Il Cinemofono del professor Pagliey, oltre ai consueti “dal vero” con le manovre navali italiane e una corrida dei tori a Siviglia, al pari di Alberini vantava i primi tentativi di cinema parlante e insisteva sul “perfetto sincronismo tra l’azione e il suono” di alcune scene di opere liriche. 
  • Un esempio tardo di cinema ambulante: siamo nel 1914 e viene portata in giro per l’Italia la pellicola che aveva trasferito sullo schermo il celebre “Ballo Excelsior”. Data l’eccezionalità dello spettacolo, il Comune concede il teatro: non lo faceva più da anni, respingendo ogni richiesta avanzata in tal senso, al fine di proteggere gli esercizi locali.  

LE SALE PROVVISORIE

Soltanto una decina di anni dopo cominciano a spuntare (come funghi, in verità…) i primi locali dedicati al nuovo spettacolo. Dapprima locali provvisori, quali caffè, birrerie, alberghi in località di villeggiatura. Come in Ascoli, dove tra l’aprile del 1907 e il giugno dell’anno successivo, agirà il “Biografo Moderno”. Era ospitato in una sala dell’albergo trattoria La Campana, il cui edificio non esiste più, vittima dello sventramento che a inizio secolo aprì l’attuale corso Trento e Trieste.

L’attività di questo locale è rimasta a lungo oscura: eppure il 7 febbraio 1908 Giacomo Angelini fece domanda al Prefetto “perché voglia secondo il solito concedere il permesso per l’esercizio del Cinematografo situato in Via del Corso”. Il giorno successivo giungeva sollecita l’autorizzazione prefettizia che aggiunge di suo che l’esercizio è denominato “Biografo Moderno”, che è sito in Corso Umberto I°, sotto l’albergo della Campana”; e che è stato effettuato il pagamento della tassa di lire 50. In effetti, Cesare Scardoni (un commerciante, parente di Giacomo e verosimilmente suo socio) paga dall’aprile del 1907 al giugno dell’anno successivo, a più riprese, somme considerevoli per spettacoli cinematografici, per un totale di 236 rappresentazioni, vale a dire più di tre rappresentazioni alla settimana. Non solo, dunque, il sabato e la domenica.

Una prova clamorosa dell’esistenza e dell’attività del Biografo Moderno viene dai verbali delle Guardie Urbane, relativamente ad un incidente avvenuto domenica 8 dicembre 1907. Quella sera la guardia scelta Bocache Ermenegildo, “addetta alla locale Brigata, trovandosi di servizio al Cinematografo sito in Corso Umberto 1°” prese l’iniziativa di arrestare per resistenza alla forza pubblica Giacomo Angelini e il suo assistente Pietro Perini: ne seguirà un processo che vedrà la piena assoluzione dei due denunciati.  


LE SALE STABILI

Il 1908 è un anno cruciale per il cinema ascolano. Nel mese di marzo viene inaugurato il primo locale stabile, adattando un magazzino in fondo a via del Trivio. Si chiama “Edison” e durerà fino al 1911; lo gestiscono Raffaele Anastasi e Paolo Malagrida.

Nell’autunno dello stesso anno apre l’”Alhambra”, a piazza del Popolo, sotto i portici del lato Sud. Ritroviamo Giacomo Angelini, già patron del Biografo Moderno, che ha tutte le intenzioni di fare le cose in grande: il locale, capace di 300 persone, ha “il soffitto è decorato a stucchi in istile Luigi XV: nel centro si vede un quadro a bassorilievo raffigurante la danza spagnuola e la Musica, intrecciate con uno stemma che rappresenta la Fotografia ed il Genio”. Dell’Alhambra sì è conservata la locandina del 1911 in cui venivano annunciati un peplum biblico (I Maccabei) e la cronaca dell’inaugurazione del Vittoriano a Roma, appena due settimane dopo l’evento.

Fin da subito i giornali locali prestarono attenzione al cinematografo, soprattutto negli anni che immediatamente seguono l’apertura delle sale stabili in città. Ogni settimana annunciavano i titoli delle films in programma. Ne ospitavano le réclame in quarta pagina, come faceva l’Acerba per l’Alhambra. L’Adriatico e Roma era vicino all’Edison e segnalava l’iniziativa promozionale dei Magazzini Bartoli che regalava ai suoi clienti biglietti di ingresso al locale.


L’OLIMPIA

Bisognerà poi aspettare alcuni anni perché vedano la luce altre sale stabili: nel maggio del 1914, grazie a Raffaello Nardini, apre il “Roma” nella piazza omonima. Ebbe vita brevissima.

L’anno successivo, appena prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, con l’”Olimpia” abbiamo il primo edificio specificamente destinato ad essere un cinema. L’unico di tutti quelli della prima stagione del cinema rimasto attivo fino agli inizi degli anni ’80, senza voler considerare i due teatri cittadini, che fin dagli inizi avevano ospitato occasionalmente spettacoli cinematografici.  

L’Olimpia fu dovuto ad un terzetto di imprenditori locali, Romano Ferri, Leopoldo Sestili e Pietro Angelini. Dopo un iniziale contenzioso con l’amministrazione locale (tanto che Angelini, all’epoca consigliere comunale, fece un passo indietro e al suo posto subentrò Pompeo Gagliardi, un assicuratore), sul finire del 1914 la Giunta finalmente approvò “la costruzione di un nuovo fabbricato ad uso Cinematografo”. Il progetto era stato affidato al più illustre architetto e ingegnere locale, Vincenzo Pilotti. L’Olimpia sarà per anni il principale cinema in città. Già all’inizio del 1915 le altre sale sono scomparse: da una comunicazione dell’Intendenza di Finanza al Sindaco risulta che in Ascoli fossero allora attivi soltanto due esercizi, l’Olimpia appunto e i Filarmonici.