Gli Archivi di Famiglia: Custodi di Storie Private e di Memoria Collettiva

Gli archivi di famiglia rappresentano un patrimonio culturale di inestimabile valore, un ponte tra la storia intima di un nucleo familiare e la grande storia di una comunità. Essi non sono semplici raccolte di vecchie carte, ma complessi documentari che testimoniano l’evoluzione, le attività, le relazioni e gli interessi di una famiglia attraverso le generazioni.

Un archivio di famiglia è il complesso organico di documenti prodotti e ricevuti da una famiglia nel corso della sua esistenza per il conseguimento dei propri fini pratici, amministrativi e personali. A differenza di una collezione, che è una raccolta intenzionale di oggetti, l’archivio nasce in modo spontaneo e naturale dalle attività quotidiane.

I documenti che si possono trovare al loro interno sono estremamente vari e offrono uno spaccato unico della vita passata ad esempio: documenti patrimoniali (atti di compravendita, testamenti, contratti di affitto, registri contabili che illustrano la gestione economica e la consistenza dei beni); corrispondenza (lettere private che svelano relazioni personali, sociali, politiche ed economiche); documenti personali (diari, memorie, agende, fotografie, diplomi e certificati); carte legate a cariche pubbliche o attività professionali: (documenti prodotti da un membro della famiglia che ha ricoperto un ruolo politico, militare o ha svolto una professione di rilievo).

Questi archivi sono fonti primarie insostituibili per la ricerca storica, sociale, economica e culturale, in grado di illuminare aspetti della vita quotidiana che la documentazione ufficiale spesso trascura.

La Legislazione Archivistica a Tutela degli Archivi Privati

Gli archivi di famiglia rientrano nella categoria degli archivi privati. La legge non li sottopone a tutela in quanto tali, ma solo a seguito di un procedimento specifico che ne riconosca l’importanza storica: la dichiarazione di interesse culturale.

Questo provvedimento viene emesso dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica competente per territorio, un organo periferico del Ministero della Cultura.

Una volta emessa la dichiarazione, l’archivio viene formalmente riconosciuto come bene culturale e il suo proprietario, possessore o detentore è tenuto a rispettare una serie di obblighi.

Accanto a questi archivi depositati in istituti pubblici, esistono numerosi altri archivi dichiarati di interesse culturale che sono tuttora conservati presso le dimore private degli eredi, sotto la vigilanza della Soprintendenza.

Gli archivi di famiglia sono, quindi, tessere preziose del mosaico della nostra memoria collettiva. La legislazione italiana, attraverso il Codice dei beni culturali, ha creato un sistema equilibrato che, pur rispettando la proprietà privata, riconosce la loro funzione pubblica e ne garantisce la salvaguardia e l’accesso, affidando alle Soprintendenze il compito fondamentale di vigilare su questo patrimonio diffuso.

Il Contesto di Ascoli Piceno: Un Territorio Ricco di Memoria

Il territorio di Ascoli Piceno, con la sua storia millenaria e la presenza di un ceto nobiliare e patrizio radicato per secoli, è un esempio emblematico della ricchezza di questo tipo di patrimonio. Le famiglie storiche ascolane, protagoniste della vita politica, economica e religiosa della città, hanno lasciato una traccia documentaria straordinaria.

Questi archivi sono fondamentali per ricostruire non solo le vicende familiari, ma anche la storia urbana, la gestione del territorio, i commerci e le dinamiche di potere locali dal Medioevo fino all’età contemporanea.

Molti di questi preziosi archivi familiari sono oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, che ne garantisce la corretta conservazione e ne facilita la consultazione da parte degli studiosi. Tra i fondi di famiglia più importanti qui depositati troviamo:

  • Fondo Caucci;
  • Fondo Cruciani Fabozzi;
  • Fondo Colucci;
  • Fondo De Scrilli;
  • Fondo Gallo di Amandola
  • Fondo Garulli;
  • Fondo Sgariglia.

Trame di Vita, Storie di Città: L’Archivio Sgariglia.

Un archivio, come si è detto, non è una semplice raccolta di vecchie carte; è un organismo vivo, lo specchio fedele di generazioni che hanno costruito, amministrato, amato e vissuto in un determinato luogo. È il punto in cui la storia personale si intreccia in modo indissolubile con la grande storia di una comunità.

L’Archivio di Stato di Ascoli Piceno custodisce molte di queste memorie, ma oggi punta i riflettori su una delle più antiche e illustri casate della città: la famiglia Sgariglia. Attraverso le pergamene, i registri contabili, i testamenti e le lettere private che compongono il loro archivio, ripercorriamo secoli di storia ascolana da una prospettiva unica e privilegiata.

Le carte degli Sgariglia non ci parlano solo delle loro proprietà terriere o delle loro strategie patrimoniali. Ci svelano alleanze e rivalità, matrimoni e lasciti, momenti di splendore e fasi di declino. Ci raccontano di una classe dirigente che, con le sue azioni, ha plasmato il volto politico, economico e sociale della nostra città.

Questa mostra è dunque un invito a un duplice viaggio. È un’esplorazione del concetto stesso di “archivio” come custode di identità, ma è soprattutto un’immersione diretta nelle vicende di una famiglia che, per secoli, è stata protagonista della storia di Ascoli Piceno.

La famiglia Sgariglia viene indicata, tradizionalmente, come un ramo della più antica stirpe ascolana dei Dal Monte.

Con molta probabilità il “soprannome” da cui derivò il nome della famiglia Sgariglia, non dovette essere che il diminutivo corrente di un ben più antico termine militare di origine e radice germanica inteso ed utilizzato per indicare il “capitano”: in tedesco antico “skerre” o “skerio”, longobardo “skarrjo”, più tardi, per processi fono semantici, passato nelle parole “scherano” e “sgherro”. Il soprannome, quindi, dovette essere tanto caratterizzante di un personaggio della famiglia, probabilmente bellicoso o fortemente impositivo come un capitano militare appunto, da divenire il duraturo nomen, a tener fede al detto latino nomen omen, che avrebbe caratterizzato l’identità di tutta la famiglia.

Nel ‘300 il cognomen era già sicuramente consolidato tanto che nel Catasto del 1381 troviamo due corrispondenze nel registro n° 43 rispettivamente alle carte 125r e 137r vengono citati ed esplicitati i beni di Emidius Francissci dicto Sgarilgio e Vannes Thomassii dictus Sgarilgio.

La famiglia era certamente una delle protagoniste della vita pubblica della città tanto da possedere il patronato sull’Abbazia di San Marco dalla quale dipendevano altre chiese del territorio come San Giacomo della montagna dei Fiori, San Bartolomeo alle Piagge e San Lorenzo a Paggese di Acquasanta. Nel 1445 la famiglia, insieme ad altre casate tra le quali Saladini, Dal Monte e Della Torre, fu protagonista della cacciata dello Sforza che dal 1433 aveva instaurato una signoria invisa a tutte le famiglie ascolane. Soltanto due anni dopo, nel 1447, le faide intestine ascolane videro protagoniste due famiglie che erano state dalla stessa parte nella cacciata dello sforza: Pandolfo Dal Monte insieme a Luca di ser Cola uccise in piazza i due fratelli Sgariglia Melchiorre e Oddo, il primo priore di San Marco. Gli scontri tra fazioni, protagonisti della vita cittadina, continuarono anche nei secoli successivi tanto da vedere Gaspare Sgariglia morire nel 1553 mentre era al comando delle milizie cittadine per sedare una faida e riportare l’ordine in città. A lui la famiglia fece erigere un bellissimo monumento sepolcrale nella Cattedrale.

Altri protagonisti della famiglia Sgariglia furono dediti al mestiere delle armi e tra questi ricordiamo Vincenzo che si dedicò alla lotta al banditismo sul finire del XVI secolo su volontà del papa Sisto V. La sua sepoltura, avvenuta nel 1602, è presente nella chiesa di Sant’Agostino cara agli Sgariglia tanto che l’archivio famigliare conserva le pergamene dell’Ordine agostiniano da quando gli eremiti si erano stabiliti nel territorio acquasantano in località Colle de Morrice a partire da Cignano, fino alla loro venuta dentro le mura cittadine, osteggiate dagli altri ordini mendicanti già presenti dentro Ascoli, quando si stabilirono lungo la via Corso proprio di fronte il Palazzo Sgariglia.

Il XVIII secolo vide altri protagonisti della famiglia raggiungere alte cariche e onorificenze tra le quali ricordiamo l’ingresso nel Sovrano Militare Ordine di Malta da parte di Gaspare Domenico e Giuseppe. Ma fu il 1744 che segnò una svolta nella storia famigliare quando tramite chirografo il papa Benedetto XIV innalzò la famiglia a titolo di Marchesi e concesse loro il feudo di Campolungo dove Giuseppe e, successivamente, suo figlio Francesco Maria fecero erigere la scenografica Villa Sgariglia e la chiesa dell’Assunta su progetto di Lazzaro Giosafatti.

Fondamentale fu la figura di Pietro Emidio Sgariglia che condusse la famiglia nel XIX secolo ricoprendo l’importante incarico di Senatore del Regno Italico sotto Napoleone e gestì l’ingresso delle truppe francesi nella città di Ascoli cercando di gestire l’ordine pubblico e l’incolumità dei cittadini e della città stessa dimostrando un forte attaccamento al paese natia.

Il legame tra la famiglia Sgariglia e la città di Ascoli Piceno trova il suo epilogo con i tre fratelli Marco, Giuseppe e Giovanni figli di Vincenzo e Livia Lomellini di Genova. Tutti e tre furono animati da spirito patriottico, così come il padre, e presero parte alle battaglie per l’indipendenza italiana dal dominio austriaco. Nel 1849, alla proclamazione della Repubblica Romana, Marco fu nominato Gonfaloniere del Comune di Ascoli e dopo l’Unità ricoprì la carica come primo sindaco della città. Il fratello Giovanni si dedicò alle armi e alla carriera militare che gli procurarono l’incarico di comandante della Guardia Civica ascolana mentre Giuseppe preferì gli studi musicali che lo videro girare l’Italia come violinista affermato, per poi fermarsi a San Benedetto del Tronto, dove si ritirò dedicandosi all’agricoltura e compiendo opere di bonifica nei loro possedimenti alla foce del Tronto. Fu lui il primo ad esplicitare la volontà di lasciare tutti i suoi averi per l’istituzione di una Pia Casa di Ricovero e di Lavoro, idea alla quale si associarono i fratelli. Così alla morte di Giovanni, avvenuta nel 1908, il Comune di Ascoli Piceno ricevette l’intera eredità Sgariglia utilizzandola per la creazione dell’omonima Opera Pia di beneficenza.

Stemma proveniente dall’armadio che conteneva l’archivio della famiglia Sgariglia
Il vescovo Matteo concede l’indulgenza a chi contribuisce all’edificazione del convento di sant’Agostino in Morrice per i frati del convento di Cignano – 1238
Il vescovo Rinaldo concede il terreno per la costruzione del convento di Sant’Agostino in Ascoli – 1262
Catasto 1381 – Attestastazione dell’esistenza di uno Sgariglia
Esempio di documento marchionale – Terzo quarto del XVII sec.
Iscrizioni esistenti nella chiesa di Sant’Agostino – sec. XVII circa
Archivio Sgariglia – Feudi – Cassetto XX f.5 – Chirografo che assegna il Marchesato di Campolungo a Giuseppe Sgariglia – 23 maggio 1748
Archivio Sgariglia – Prove di nobiltà – Cassetto XXI f.17 – Disegno del sepolcro di Gaspare Sgariglia che si trova nella Cattedrale – 1639
Archivio Sgariglia – Apoche matrimoniali – Cassetto XXVI – Indice dell’Archivio di casa Sgariglia – 1761
Archivio Sgariglia – Inventari – Cassetto XXXV f.10 – Inventario di tutti i singoli beni della casa Sgariglia – 1681
Archivio Sgariglia – Chiese e case Cassetto XXIX f.1 bis – Istrumenti di compre di alcune case per dilatare il palazzo(1754-1810)
Archivio Sgariglia – Chiese e case – Cassetto XXIX f.6 – Torre de’ Sgariglia demolita – 26 novembre 1783
Archivio Storico del Comune di Ascoli – Affari speciali b69_Mappe della città che mostrano la zona del palazzo Sgariglia_anni Venti del Novecento
Archivio Sgariglia – Memorie del senatore del Regno Italico Pietro Sgariglia – Cassetto XXIV f.1-9 – Terzine di Giacinto Cantalamessa dedicate al senatore alla sua partenza per Milano – 1809
Archivio Sgariglia – Apoche matrimoniali – Cassetto XXVI – Libretto a stampa contenente la Zorobabele, sacro melodramma composto per la dedica della nuova Chiesa di Campolungo – 1787
Archivio Sgariglia – Memorie del senatore del Regno Italico Pietro Sgariglia – Cassetto XXIV f.6 – Passaporto per il viaggio da Milano a Genova
Archivio Sgariglia- Lettere e parenti – Cassetto XL f.1, 63 – Lettera di Maria Geltrude Acquaviva
Archivio Sgariglia – Lettere e parenti – Cassetto XL f.1, 65 – Lettera dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria – 1760
Busto raffigurante Giovanni Sgariglia
Busto raffigurante Marco Sgariglia
Busto raffigurante Giuseppe Sgariglia
Archivio Storico del Comune di Ascoli – Registro delle deliberazioni consiliari – Vol 500 – Deliberazione del Consiglio Comunale di Ascoli Piceno, seduta n.30 – 1909
Archivio Storico del Comune di Ascoli – Affari speciali b.69 – Documento che testimonia la consegna dei beni mobili, biblioteca e archivio al municipio di Ascoli – 9 settembre 1911
Archivio Storico del Comune di Ascoli – Affari speciali b.69 – Testamento del Marchese marco Sgariglia – 30 marzo 1902
Archivio Storico del Comune di Ascoli – Affari speciali b.69 – Cartellini dell’anagrafe della famiglia Sgariglia con foto di Marco Sgariglia – presumibilmente ultimi anni dell’Ottocento
Istituti Riuniti di cura e Ricovero – Opera pia Sgariglia – b.766 – Eredità fratelli Sgariglia – Copia del testamento di Giuseppe Sgariglia – 1908-1909
Istituti Riuniti di cura e Ricovero – Opera pia Sgariglia – b.767 – Eredità fratelli Sgariglia – Annunci di morte di Giuseppe Sgariglia ed epitaffio
Istituti Riuniti di cura e Ricovero – Opera pia Sgariglia – B. 1672 – Inventario del patrimonio mobiliare e immobiliare dei Marchesi Sgariglia – 1908
Successione di Giovanni Sgariglia – Conservatoria delle ipoteche – vol 8 – 1908
Archivio Conti Gallo – Libro di entrate e uscite di Casa Gallo – b.1 – 1703
Archivio Conti Gallo – Documenti riguardanti la successione di Andrea Gallo – b.5 – anni Novanta del XIX sec.
Archivio privato Cruciani Fabozzi – Busta 4 – Documenti sulle colonie – anni Sessanta del XIX sec.
Archivio privato Cruciani Fabozzi – Busta 4 – Libretto colonico – 1911
Attestazione nobiliare della famiglia Caucci e dei suoi possedimenti