
In occasione della 42a edizione delle Giornate Europee del patrimonio 2025, l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno ha aderito ispirandosi al tema indicato dal Ministero della Cultura: “Architetture: l’arte di costruire”. Un tema ampio che abbraccia vari campi dell’immaginario e della cultura in generale che in campo archivistico e documentale sono ben rappresentati e presenti nei fondi conservati in Istituto. Anche l’utilizzo stesso del plurale per indicare le Architetture, nel titolo delle Giornate Europee del Patrimonio, sta a indicare le diverse tipologie architettoniche e le diverse realizzazioni di manufatti. L’architettura può essere costruita ma anche solamente immaginata. L’architetto prima di essere un artigiano, un artifex, è un pensatore, i cui pensieri diventano progetti prendendo forma fino a realizzarsi, quando possibile, in architetture vere e proprie, tridimensionali, che occupano uno spazio nella realtà attuale, odierna o passata.
Proprio questa fase di progettualità e di immaginazione ha portato l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno a mettere in mostra una selezione di documenti estratti da diversi fondi archivistici, che rappresentano varie tipologie così come varie sono le architetture. Gli edifici possono avere molteplici scopi, privati, pubblici, di servizio e il percorso espositivo ripercorre tutte queste tipologie. Sono presenti disegni tecnici, schizzi progettuali, fotografie e lastre fotografiche a rappresentare la varietà documentale custodita dall’Archivio di Stato di Ascoli Piceno.
L’immaginazione, quindi, diventa realtà architettonica ed è questo il filo conduttore che lega le due parti della mostra che ha per titolo “Immaginare Ascoli, costruire Ascoli”. La prima parte è un vero viaggio nel passato, in particolar modo verso la fine del XIX secolo quando la città di Ascoli Piceno cambia il suo volto urbanistico. L’ispirazione proviene dalle precedenti esperienze di altre città di dimensioni maggiori come Parigi e subito dopo Milano, le quali rivedono e cambiano il loro volto urbanistico a seguito di grandi riforme portate avanti in Francia dal barone Georges Eugène Haussmann al soldo di Napoleone III, a partire dal 1852 fino a tutto il 1870, e nella città meneghina grazie al Piano Beruto che realizza, dopo l’Unità d’Italia, il primo piano regolatore a partire dal 1884 ispirandosi alle precedenti teorie di Giovanni Antonio Antolini di epoca napoleonica. Queste operazioni portarono le due grandi città ad avere un nuovo assetto urbanistico, a discapito dei vecchi incasati medievali, effetto anche dello sviluppo della società industriale e delle necessità di igiene pubblica che vede l’apertura di grandi viali, permettendo una più veloce circolazione di automezzi e aria più salubre.
Anche la città di Ascoli Piceno, mutatis mutandis, subisce un riassetto urbanistico verso la fine del 1800 a partire dallo “sfondamento” del lato ovest di piazza Arringo per aprire un varco di comunicazione con la allora piazza Montanara (l’odierna piazza Roma) e proseguire in linea, non proprio retta, fino a Porta Romana. Conseguenza di questa apertura fu l’ideazione di un nuovo asse perpendicolare che permettesse di attraversare la citta in direzione nord-sud, in un quartiere medievale dove le tipiche rue ascolane creavano molteplicità di sbocchi disordinati e, forse, proprio il disordine era quello che l’Amministrazione Comunale voleva risolvere, viste le storiche faide e diatribe famigliari succedutesi nel tempo favorite proprio dagli stretti passaggi ascolani. L’apertura del corso Trento e Trieste, oltre a creare un nuovo percorso che permetteva di raggiungere velocemente il lato nord della città, dà vita a nuovi spazi dove la cittadinanza può trascorrere i momenti di socializzazione a due passi dalla piazza centrale. L’odierna piazza Simonetti diventa così non solo un punto di passaggio ma di ritrovo davanti al palazzo del Governo e il nuovo potere statale trova la sua espressione nella Prefettura che prende il posto del Palazzo san Filippo sede del convento dei filippini, appunto, con l’annessa chiesa che viene demolita nel 1902. La facciata di ascendenza tipica romana su disegno di Giuseppe Giosafatti è opera di Celso Saccoccia e Pier Sante Cicala. Lateralmente al Palazzo del governo nascono due edifici ad opera di Vincenzo Pilotti, architetto di origine ascolana e formazione romana, ma fortemente legato alla sua Ascoli, per la quale esegue vere e proprie operazioni di chirurgia architettonica finalizzate alla liberazione e isolamento dei monumenti ed al miglioramento della ricostruzione edilizia in zone degradate. Esempi di questo operare sono: il progetto del palazzo INA affiancato al chiostro della basilica di San Francesco, e il convento dei domenicani a San Pietro Martire con il progetto dell’Istituto Umberto I che si affianca alla chiesa con un linguaggio architettonico ormai pienamente modernista, seguendo i dettami del suo maestro romano Gustavo Giovannoni. L’esperienza di Pilotti nasce però in ambito eclettico come ci dimostrano il palazzo Tarlazzi e il cinematografo Olimpia, creati tra il 1912 e il 1915, dove il decorativismo appare subito evidente e quasi cela le funzioni dei due edifici che sono rispettivamente: per palazzo Tarlazzi residenza privata con al piano superiore un laboratorio bacologico, e per il cinematografo Olimpia una sala da cinema quindi un luogo di aggregazione pubblica che ancora oggi, dopo anni di oblio, è tornato a rivivere con la Bottega del terzo settore.
Altri progetti saranno immaginati e ideati da Vincenzo Pilotti per la città di Ascoli, alcuni dei quali verranno creati, come la chiesa del Sacro Cuore, l’Istituto Industriale “G. Sacconi”, Palazzo Merli e Salvati in piazza sant’Agostino, il palazzo delle Poste e Telegrafi e altri resteranno solo sulla carta come idee ad esempio la risistemazione di piazza Arringo, la trasformazione del Palazzo dei Capitani e il progetto del Palazzo di Giustizia.


Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 56

Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 57

Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 57

Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 58

Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 58

Archivio Storico Comune di Ascoli, Affari Speciali b. 58


Archivio Pilotti – De Scrilli

Archivio Pilotti – De Scrilli

Archivio Pilotti – De Scrilli


Archivio Storico Comune di Ascoli – Affari Speciali
Con prospetto nord e progetto per il compimento della facciata
b. 51

Archivio Storico Comune di Ascoli – Affari Speciali
Con prospetto nord e progetto per il compimento della facciata
b. 51

Archivio Storico Comune di Ascoli – Affari Speciali
Con prospetto nord e progetto per il compimento della facciata
b. 51


Archivio Pilotti – De Scrilli
Scala 1:100
eliocopia con schizzi di un ampliamento

Archivio Pilotti – De Scrilli
scala 1:100
eliocopia
cm. 32×53

Archivio Pilotti – De Scrilli
La seconda parte della mostra percorre in maniera cronologica alcuni esempi di architettura tratti dai fondi conservati dall’Archivio di Stato di Ascoli Piceno. Si parte con un disegno acquerellato di Giuseppe Giosafatti del 1697 che progetta l’altare per la chiesa di San Venanzio, sede della compagnia dei Gesuiti, in perfetto stile barocco. Fulcro visivo e liturgico dell’intera chiesa, l’altare presenta i tipici elementi decorativi, come gli angeli sulla trabeazione spezzata, che donano maggiore movimento alla struttura. Il disegno è estratto dal volume n° 3243 del fondo notarile di Ascoli e redatto dal notaio Filippo Rigoni.
Di seguito viene presentato il progetto di Vincenzo Pilotti per l’Istituto Tecnico Umberto I, ma in questo caso, la documentazione è estratta dal fondo del Genio Civile di Ascoli Piceno che all’epoca era ufficio periferico del Ministero dei Lavori Pubblici e per tal motivo conservato nel nostro Istituto che, per legge, è tenuto a conservare la documentazione prodotta dagli enti statali territoriali. Come si evince dal linguaggio architettonico usato, il Pilotti è ormai esponente di quella corrente novecentesca del modernismo italiano che ritroviamo in tutta la penisola durante il ventennio fascista, ma che in questo caso cerca punti di appoggio con le architetture precedenti alle quali si addossa senza creare una frattura estetica impattante.
Sempre il fondo del Genio Civile ci fornisce un altro esempio architettonico di un pubblico edificio come il Tribunale sito in via Dino Angelini. Costruito a partire del 1939, anche se i lavori si fermarono per la guerra, ed ultimato nel 1959, quando venne rivestito con le lastre di travertino, tipico prodotto locale che ancora oggi possiamo ammirare. L’edificio, disegnato da Giuseppe Gaspari Pellei, fu progettato dall’architetto Emanuele Mongiovì che pose l’accento su alcuni elementi tipici dell’architettura di regime come l’imponente verticalità, (dovuta anche dall’esiguo spazio con gli edifici opposti), che rende l’altezza ancora più impressionante, a testimoniare l’importanza della legge e dell’edificio stesso che sembra quasi toccare il cielo a metafora della Giustizia divina.
La penultima bacheca ci presenta tipologie documentali su supporti diversi da quello cartaceo. Sono esposte due lastre fotografiche e sul muro due stampe fotografiche provenienti dal fondo dell’Archivio fotografico Cavicchioni, conservato in Istituto. Il fondo consta di circa 4500 documenti suddivisi in lastre, stampe fotografiche, negativi e diapositive. L’interesse storico e sociale di questa documentazione ha fatto sì che il fondo venisse conservato presso l’Archivio di Stato a dimostrazione e testimonianza dei cambiamenti culturali, sociali ed industriali qui sono rappresentati dalla campagna fotografica che venne realizzata durante la costruzione degli impianti di convogliamento delle acque per la creazione delle centrali idroelettriche da parte dell’allora UNES poi trasformatasi in ENEL.
L’ultima bacheca ci mostra il contenitore di tutta la documentazione presentata, nient’altro che il progetto architettonico dell’edificio dell’Archivio di Stato, conservato nel fondo archivistico dell’archivio stesso, a dimostrazione di come tutti gli enti, istituzioni o persone producano involontariamente della documentazione durante la loro attività ordinaria. In questo caso l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno nella sua fase di costruzione ha “prodotto” il suo progetto esecutivo ad opera della allora Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno. Elio Lodolini, che dal 1954 ne era direttore, ispirandosi ad altri due edifici costruiti appositamente per ospitare gli archivi, in particolare quello di Grenoble in Francia e Magonza in Germania, ideò l’attuale edificio con la divisione dei due corpi di fabbrica, uno per gli uffici ed uno per i depositi archivistici. Questa realizzazione era per l’epoca una vera e propria avanguardia architettonica tanto che nel 2014 l’allora Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, decise di porre il vincolo di interesse culturale sull’edificio a norma dell’articolo 10 comma 3 del Codice dei Beni Culturali..


Giuseppe Giosafatti, disegno tratto da Archivio Notarile di Ascoli, vol. 3243, notaio Filippo Rigoni
Anno 1697
Misure: mm. 395 x 270 (h x b)
Cassettiera Metallica f/4/3

Giuseppe Giosafatti, disegno tratto da Archivio Notarile di Ascoli, vol. 3243, notaio Filippo Rigoni
Anno 1697
Misure: mm. 395 x 270 (h x b)
Cassettiera Metallica f/4/3


Ufficio del Genio Civile, Miscellanea
b. 32 f. 2

Ufficio del Genio civile, Miscellanea
Scala: 1:200

Ufficio del Genio civile, Miscellanea
b. 121 f. 4

Ufficio del Genio civile, Miscellanea
b. 121 f. 4

Ufficio del Genio Civile, Miscellanea, b. 121 f. 4 – Nuovo Istituto Tecnico di Ascoli Piceno

Ufficio del Genio Civile, Miscellanea b. 121 f. 4 – Nuovo Istituto Tecnico di Ascoli Piceno
Disegni 1934-1938
Scala 1:100


Ufficio del Genio Civile, Miscellanea, b. 46 f. 6
Con perizia suppletiva (1940) e progetto esecutivo (1936)

Ufficio del Genio Civile, Miscellanea, b. 46 f. 6
Con perizia suppletiva (1940) e progetto esecutivo (1936)

Ufficio del Genio Civile, Miscellanea, b. 46 f. 6
Con perizia suppletiva (1940) e progetto esecutivo (1936)




Ascoli Piceno
Fondo Studio fotografico Cavicchioni
Galleria di derivazione
Stampa fotografica da lastra fotografica 6×9
inv. 9918


Ascoli Piceno
Fondo Studio fotografico Cavicchioni
stampa digitale da lastra fotografica 18×24
inv. 9302

Ascoli Piceno
Fondo Studio fotografico Cavicchioni
stampa digitale da lastra fotografica 18×24
inv. 9302


Progetti per la realizzazione dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno
1959-1961

Progetti per la realizzazione dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno
1959-1961
