luglio 2025


1380 marzo 17, Castel dell’Ovo in Napoli
Giovanna I d’Angiò da disposizione al maestro portulano e al procuratore di lasciare estrarre dalla Puglia duemila salme di grano per uso della città di Ascoli, da trasportare per mare fino al porto della città, al prezzo ridotto di otto once ogni cento salme di frumento, a condizione che questo frumento sia usato solo dai cittadini ascolani e non venga ceduto ad altri, specialmente ai nemici del Regno.
INTRODUZIONE STORICA
Luglio: il mese della raccolta del grano…
e di grano la città di Ascoli è sempre stata carente. Infatti come ricordano tutti i suoi maggiori studiosi, come Fabiani, De Santis, Pinto, la città ha sempre avuto problemi di rifornimento di grano e degli altri cereali, stretta tra un territorio montuoso e boscoso e dalle valli poco fertili verso il mare. Tra i vari modi con cui, nel corso del tempo, la città cercò di ovviare a questo problema, primeggia senz’altro l’importazione cerealicola, che poteva avvenire sia da luoghi lontani, come l’oltremare adriatico, che vicini, come le zone più fertili delle Marche (la zona di Senigallia e la valle fermana). Tra i luoghi privilegiati per le importazioni spicca senz’altro il vicino Regno di Napoli, con cui la città all’epoca era in fiorenti rapporti commerciali.
La produzione del grano locale non bastava minimamente a coprire il fabbisogno della città sempre crescente, poiché Ascoli, dopo la grande crisi di metà secolo dovuta alla peste nera, manifestava una ripresa demografica, seppur contenuta, non completamente sostenuta dall’economia agricola locale, anche a causa di precedenti ondate di carestia, invasioni di insetti e problemi politici. I documenti ci fanno vedere quanto esteso fosse il problema: nel medesimo fondo dell’Archivio Segreto Anzianale, infatti, si trovano altre pergamene che testimoniano l’acquisto del grano (a titolo esemplificativo si possono citare le pergamene T/III/3, T/III/4, T/III/7), ma anche la politica economica portata avanti dal governo cittadino al fine di prevenire l’insorgere delle carestie. Spicca inoltre tra gli interventi governativi la disposizione di provvedere affinché la città avesse sempre un deposito di grano pronto, da cui attingere in caso di necessità, cosa che si rendeva necessaria loci sterilitate et numerositate populi. A volte qualcosa andava storto: ad esempio nel 1442 si fecero venire 250 salme da Valona, in Albania, ma ci furono dei ritardi per cui il grano arrivò a destinazione rovinato. I rapporti tra Ascoli e il Regno risultano sempre stretti, e lo saranno anche nel futuro, infatti dal XIV secolo fino ad almeno tutto il XVI, sono varie le disposizioni dei sovrani del regno che testimoniano predilezione e vicinanza agli ascolani, ma soprattutto mostrano vari rapporti commerciali e influssi diretti a controllare i traffici da parte dei re di Napoli.
Nel documento in analisi la regina Giovanna, da identificarsi con Giovanna I d’Angiò (dicembre 1325 – luglio 1382), concede di estrarre dalla Puglia e trasportare 2000 salme di frumento (concedendum quod ipsi homines per se vel ipsorum procuratores factores seu nuncios extrahere possint de provincie apulie partibus frumenti salmas duomilia deferandas ad ipsam civitatem /per mare extra Regnum pro grascia hominorum iamdictorum) dietro pagamento di otto once ogni cento salme. Questo era un prezzo molto favorevole, poiché la misura generale del regno era di 12 once ogni 100 salme. Per l’epoca questo acquisto di grano era un acquisto importante, forse sufficiente da solo ad approvvigionare la città per alcuni mesi. Un dato del genere non deve stupire, e descrive la situazione di carenza che si può trovare anche in altre città italiane dell’epoca, come ad esempio Firenze, per la quale sappiamo che riusciva a provvedere alla sua autosufficienza solo per cinque mesi all’anno.

Iniziali del nome Iohanna

Impronte di sigilli deperditi

Riparazione effettuata tramite cucitura sulla plica della pergamena
ANALISI DEL DOCUMENTO:
Il documento è littera emanata dalla Regina Giovanna I d’Angiò nel periodo del suo governo personale (1363-1381), così chiamato perché la regina esercitò il potere autonomamente senza l’affiancamento dei suoi mariti. In particolare questa lettera risale all’ultima parte del suo governo, che si può considerare dal 1378 (scoppio dello scisma d’Occidente) fino al 1381, anno in cui la regina viene detronizzata per essere assassinata l’anno successivo; un periodo in cui cominciano ad essere evidenti incertezze di governo e problematiche che porteranno poi alla fine del governo della regina.
La pergamena, che presenta in alcuni punti problemi di conservazione che non inficiano comunque la comprensione generale del testo, è di medie dimensioni (395 x 275 mm), presenta un lacerto pergamenaceo con un sigillo cereo (35 x 25 mm) parzialmente conservato; inoltre si possono rilevare in basso a sinistra le impronte di altri due sigilli andati perduti. Le pieghe che anticamente erano state fatte alla pergamena hanno danneggiato la scrittura in alcune righe (in particolare la prima e la sedicesima) che risultano di difficile lettura.
Nel recto della pergamena oltre alle già citate impronte di sigilli si possono rilevare in basso delle note di cancelleria, in basso a sinistra altre note che riguardano la tassazione, al centro: Rubricatas penes magnum Camerarium primo positis anulo secreto domine et sigillo pecunie; a destra vi sono altre due note di cancelleria, in particolare per l’ultima si può ipotizzare si tratti di un monogramma riferito a un funzionario, se non addirittura alle stessa regina Giovanna, o a un notaio, e si tratti quindi più nello specifico di un signum tabellionis. Sulla plica a sinistra si legge habetur cedula domine sub anulo suo, a destra: Reg. in cancellaria, Reg. penes prothonotarium, Reg. in camara, Philippellus. A testimonianza delle condizioni non ottimali della pergamena si può notare anche la presenza di una cucitura piuttosto grossolana realizzata sulla plica stessa, a sinistra verso il centro. Questa riparazione testimonia che si voleva comunque preservare l’integrità della pergamena stessa. Sebbene le annotazioni di cancelleria fossero comuni su ogni tipo di documento, poiché dovevano indicare l’avvenuta registrazione e il pagamento di tutte le relative tasse, da esse è anche possibile risalire ad ulteriori informazioni sul funzionamento della cancelleria di Giovanna: infatti vediamo che è presente in questo documento una nota, quella in basso al centro, che si ritrova a partire dal 1357 sui documenti economico-fiscali emanati dalla cancelleria regia, questa era presente di solito al centro o sulla plica e mostra la crescente importanza dell’ufficio del Camerario, in aggiunta alle già evidenziate note del rubricatore. Era inoltre previsto l’intervento manu propria del funzionario responsabile.
Sul verso della pergamena si leggono altre note, alcune coeve al documento altre più tarde, non tutte facilmente leggibili. In particolare da segnalare è la mano con tutta probabilità di padre Luigi Pastori che riordinò le pergamene dell’Archivio Segreto Anzianale, che ci fornisce una datatio e un piccolo regesto, nonché la collocazione archivistica della pergamena da lui assegnata in fase di riordino (K/III/I). Tale riordino era stato realizzato per argomento, per cui questa pergamena è stata inserita nel fascicolo K, che riguarda le concessioni e privilegi di regnanti. Da segnalare che Pastori scrive che questa pergamena riguarda l’importazione dall’Abruzzo, invece l’Abruzzo non viene citato ma solo la Puglia. Un’altra nota apparentemente coeva in alto risulta capovolta, a motivo della presentazione della carta una volta ripiegata, e riporta: l(ittera) pro hominibus Excoli de tracta salmarum frumenti M.II. Segue un’altra nota di mano diversa non leggibile ma probabilmente riguardante la tassazione.
La scrittura del documento è una scrittura corsiva, tratteggiata, che presenta elementi gotici; in particolare la u all’inizio di parola presenta la forma acuta con l’asta di sinistra allungata, la s che all’inizio e nel corpo della parola è dritta e allungata mentre alla fine della parola è rotonda, la d con tratto ascendente a forma di occhiello rivolto a sinistra, frequente uso del segno tachigrafico con-, trattini obliqui sulle i al posto dei puntini. Le lettere sono tutte minuscole tranne le prime tre lettera della parola iniziale, il nome IOHanna. Da segnalare, inoltre, la disposizione del testo che risulta particolarmente “affollata”, con lo spazio di scrittura che risulta pieno e l’uso di un’interlinea esigua.
L’intitulatio presenta i titoli della regina Giovanna e cioè Iohanna dei gratia regina ierusalem et sicilie ducatus apulie et principatus capue provincie et forcalquerii pedimontis [comiti]ssa, cioè Giovanna per grazia di Dio Regina di Gerusalemme e di Sicilia, contessa del ducato di Puglia e del Principato di Capua, contessa di Provenza e di Forcalquier. E a seguire troviamo l’inscriptio, che ci mostra i destinatari della lettera, in questo caso le figure responsabili dei porti pugliesi. Poi abbiamo il testo in cui, dopo il preambolo, si sottolinea la volontà della regina di favorire gli ascolani, homines civitatis Excoli dilectos devotos nostros, per la loro devozione e il loro zelo verso il Regno; con la dispositio si dispone che possano estrarre de provincie apulie un quantitativo di salmas duomilia, duemila salme di grano, da trasportare per mare fino al porto della città. Questo grano viene ceduto agli ascolani, sempre per manifestare la predilezione nei loro confronti, al prezzo di cento once ogni cento salme, un prezzo ribassato rispetto a quello corrente, che era di 12 once ogni cento salme. Il grano ricevuto a questo prezzo di favore non deve però essere assolutamente ceduto ad altri, ma deve essere ad uso esclusivo degli abitanti della città. Gli viene anche concesso di estrarre orzo invece di grano, con il rapporto di due salme di orzo ogni salma di frumento. Tutto questo deve essere pagato entro tre mesi dalla data dell’estrazione dell’orzo o grano infra menses tres /a die extractionis dicti frumenti seu ordei in antea numerandos.
Il documento si conclude con la datatio topica (Datum in Castro Ovi prop[e]/ Neapoli) e cronica completa (anno Domini M°CCCLXXX° die XVII° marcii IIIe indictionis Regnorum nostrorum anno XXXVIII°), che riporta anche l’anno di Regno della Regina, che nel 1380 si trovava appunto nel trentottesimo anno del suo lungo regno.
Regno lungo ma destinato a concludersi entro breve; un destino infelice quello della regina Giovanna, tanto da meritarsi l’appellativo di “regina dolorosa”. La sua vita fu funestata da difficili eventi personali e politici, che tra l’altro di lì a poco l’avrebbero condotta anche ad essere scomunicata prima, poi uccisa e venire sepolta senza gli onori che si convenivano a una regina. Qui dobbiamo fare un passo indietro, tornando a un luglio di tanti prima.
Infatti, secondo quello che sappiamo dalle fonti, nel luglio del 1327 Cecco d’Ascoli veniva incarcerato, e sarà bruciato a settembre dello stesso anno. Oltre ai motivi religiosi, filosofici e politici, una voce popolare, riportata nella Cronaca Fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani, narra che una delle motivazioni fu l’avere profetizzato all’uomo che allora governava la città, il duca di Calabria Carlo, che la sua figliola appena nata sarebbe stata una donna dalla vita disordinata e lussuriosa. Non potendo tollerare un tale affronto, il duca avrebbe ordinato l’arresto e l’esecuzione dell’uomo che aveva fatto questa profezia. La bambina era proprio Giovanna, che si trovava a Firenze con il padre che in quel momento governava la città. Al contrario, di certo la regina non mostra di portare rancore verso gli ascolani, verso i quali anzi rivolge parole particolarmente benevole, esigenza politica di un mondo sempre al confine di qualcosa, della lotta politica, della sopravvivenza, della fame e dell’abbondanza.
FONTI ARCHIVISTICHE
ASAP, ASCA, Archivio Segreto Anzianale, pergamene fascicolo A/III/9; fascicolo B/8, 46; fascicolo C/2; fascicolo D/31; fascicolo M/III/1; fascicolo K/II/8, III/1; IV/1; fascicolo S/I/6; fascicolo T/III/3, 4, 5, 6, 7, 10, 11.
BIBLIOGRAFIA
CIOTTI L., Le relazioni economiche tra Ascoli e l’Abruzzo tra medioevo ed età moderna nelle fonti archivistiche, in Proposte e ricerche, anno XXX, inverno/primavera 2007, pp. 30-49;
DEL FUOCO M.G., Il processo a Cecco d’Ascoli: appunti intorno al cancelliere di Carlo di Calabria, in Cecco d’Ascoli: cultura, scienza e politica nell’Italia del Trecento, Atti del convegno Ascoli Piceno, 2-3 dicembre 2005, pp. 217 – 237, in particolare per quanto riguarda le pagine 219-220;
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FABIANI G., Ascoli nel Quattrocento, vol. I, Ascoli Piceno, 1950, pp. 335-338;
FERRILLI S., «Per raggio di stella». Cecco d’Ascoli e la cultura volgare tra Due e Trecento, Longo Editore, Ravenna, 2022, pp. 33- 48;
Pane e Potere. Istituzioni e società in Italia dal medioevo all’età moderna, Catalogo a cura di Franco V., Lanconelli A. e Quesada M.A., Mibac, 1991, pp. 127-129;
PINTO G., Ascoli Piceno, Spoleto, 2013, p. 14, 24-27, 77-80.


Sigillo cereo recto e verso
