Un saluto a tutti i nostri utenti (virtuali). Seguiamo oggi la vicenda di un’altra epidemia di peste che colpì la città di Ascoli nel 1528 la quale causò purtroppo numerose vittime.  La vicenda è esposta dalla viva voce dei rappresentanti del comune ascolano in un memoriale difensivo presentato nell’ambito di una controversia con le autorità del Regno di Napoli. Mentre la città si era appena liberata dell’esercito francese “infra pochi di in dicta cita succese lo morbo pestifero intanto che da quella fogero multi citadini et quasi tucti chi in uno loco et chi in uno altro, et la magior parte de quelli  et de li altri che restaro morsero, intanto che lo magistrato et lo governo de dicta cita fo derelicto”. Prosegue poi il memoriale precisando che “la dicta cita per la dicta peste era quasi depopulata et non nce erano citadini che havessero possuto ne governare ne regere” (ASAP, ASCA, Anzianale, b. II, fasc. 3, n. 2).

A distanza di dieci anni, nel 1538, abbiamo conferma delle nefaste conseguenze dell’epidemia dal guardiano del convento di S. Maria in Solestà, il quale avanzava una supplica al comune per l’ottenimento di un sussidio per la riparazione della chiesa, affermando che “al tempo de le peste gia passate in lo convento de essa ecclesia allogiorno un gran numero de appestati quali lo dannificorno per cento ducati in rompere et bruzare tavolati porte et lectiere et pui in rompere muri et scavare dicta ecclesia per sepellire morti” (ASAP, ASCA, Liber supplicationum, reg. 35, c. 220r).

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